OrtocheratologiaL’ortocheratologia è una tecnica correttiva che prevede l’uso notturno di specifiche lenti a contatto rigide gas permeabili (RGP). Queste lenti hanno un particolare disegno a geometria inversa in grado di modificare la forma della superficie anteriore della cornea; in particolare, provocano un temporaneo (reversibile) appiattimento della parte centrale ed un incurvamento della parte semi-periferica. Le variazioni del profilo corneale che ne conseguono, e che sono evidenziabili attraverso topografia corneale, risultano efficaci per la correzione della miopia di grado basso e medio, associata o meno a piccole entità di astigmatismo.45

Nel corso degli anni, le variazioni a livello strutturale dell’epitelio corneale sono state ampiamente dimostrate e talvolta sono sembrate accompagnate anche da variazioni a livello stromale.46 Quest’ultimo punto è attualmente discusso e sembra possa essere associato alla trasmissibilità all’ossigeno (Dk/t) del materiale della lente.47 La superficie interna della cornea e la profondità della camera anteriore non sembrerebbero invece subire cambiamenti. Il porto di queste lenti produce una compressione ed un appiattimento delle cellule epiteliali della cornea centrale, mentre quelle della semi-periferia risultano meno compresse tra di loro, più grandi e ovali.46 Questa ridistribuzione epiteliale verso la periferia non è causata da una pressione meccanica esercitata da parte della lente, ma è dovuta all’azione delle forze del film lacrimale che si sviluppano sotto la lente e questo fa sì che non vi siano danni a carico dei tessuti.

L’efficacia di questa tecnica varia da soggetto a soggetto; tra i fattori che influenzano l’azione rimodellante delle lenti c’è la resistenza presentata dalla cornea: una cornea più modellabile permette di ottenere rapidamente l’effetto correttivo ricercato ma, fino alla stabilizzazione del trattamento, anche un rapido recupero della condizione iniziale.46

A livello visivo gli studi hanno evidenziato una riduzione della sensibilità al contrasto ed un aumento delle aberrazioni di alto ordine (specialmente nei soggetti con miopie più alte). Un eventuale decentramento delle lenti invece può produrre diplopia monoculare e percezione di aloni. Dopo 10 notti di porto la qualità visiva migliora in corrispondenza di un aumento dell’area di trattamento.48 Dopo le prime 1-4 settimane, e poi per tutto il periodo di trattamento, lo stato refrattivo non varia significativamente così come le aberrazioni di alto ordine e la sensibilità al contrasto. Generalmente, la cornea ritorna alla forma iniziale nel giro di 1-8 settimane dalla sospensione del trattamento.48

Da un punto di vista clinico, l’ortocheratologia è associata ad alcune complicanze: staining corneale, riduzione della pressione intraoculare, riduzione della sensibilità corneale e aumento del rischio di cheratite microbica. Ciò è legato al design delle lenti alla risposta delle cellule dell’epitelio corneale e alla manutenzione delle lenti.48

Ortocheratologia e controllo della miopia

L’ortocheratologia, specialmente nei bambini, sta diventando una tecnica correttiva popolare per la correzione della miopia.49 Questa popolarità sarebbe collegata alla teoria secondo cui l’ortocheratologia può ridurre la progressione della miopia. Fino al 2006, l’unico studio a sostegno di questa ipotesi era il LORIC (Longitudinal Orthokeratology Research In Children) ma, in seguito, la conferma dell’efficacia del trattamento ortocheratologico è arrivata da altri studi, alcuni dei quali riportano casi di ripresa della progressione miopica in seguito all’interruzione del trattamento.50 Di seguito sono riportati alcuni di questi studi.

Corneal Reshaping and Yearly Observation of Nearsightedness (CRAYON) study55

Questo studio di due anni condotto negli Stati Uniti ha comparato la progressione della miopia in due gruppi di 28 bambini di età compresa tra gli 8 e gli 11 anni. Il gruppo a cui sono state applicate lenti per ortocheratologia (ortoK) ha mostrato una progressione della miopia del 60% inferiore rispetto al gruppo controllo di un altro studio a cui erano state applicate lenti morbide convenzionali. La differenza di allungamento assiale del bulbo è stata di 0,16 mm/y (p=0,0004) mentre quella della camera vitrea di 0,10 mm/y (p=0,006).

Myopia Control with Orthokeratology contact lenses in Spain (MCOS) study56

In questo studio prospettico condotto in Spagna e della durata di due anni, gli Autori hanno comparato l’allungamento assiale del bulbo oculare di due gruppi di bambini di età compresa tra i 6 ed i 12 anni. Sia il gruppo ortoK (n=31) che quello corretto con occhiali monofocali (n=30) hanno subito un allungamento assiale rispettivamente di 0,47 mm (p=0,001) e 0,69 mm (p=0,001).

Controlling Astigmatism and Nearsightedness in Developing Youth (CANDY)57

Questo studio ha coinvolto 28 giovani di età compresa tra i 4 ed i 20 anni. La progressione della miopia in 20 di essi presi come gruppo controllo è stata di 0,37 D/y; dopo il periodo di trattamento con l’ortocheratologia, l’incremento della miopia è risultato minore: 0,03 D/y.

Overnight Orthokeratology lens wear slows axial eye growth in myopic children (ROC)58

In questo studio sono stati coinvolti 14 bambini asiatici tra i 10 ed i 17 anni di età. Durante i primi sei mesi un occhio è stato corretto tramite ortoK ed il controlaterale con una lente RGP convenzionale ad uso diurno. Dopo due settimane di sospensione è stato invertito il trattamento tra i due occhi. Nei primi sei mesi, l’occhio corretto con ortoK ha subito un iniziale accorciamento della lunghezza assiale e in seguito è tornato alla condizione di baseline; l’occhio corretto con la lente RGP invece ha subito un progressivo allungamento del bulbo.

Corneal reshaping inhibits myopia progression (CRIMP)59

Studio australiano retrospettivo che ha comparato la progressione miopica tra 32 ragazzi di età inferiore ai 18 anni corretti con l’ortocheratologia e 32 corretti con occhiali monofocali. L’aumento della miopia è risultato essere di 0,04 e 0,29 D rispettivamente per ortoK e occhiali. Gli Autori hanno concluso che l’ortocheratologia può rallentare e in alcuni casi persino arrestare l’aumento della miopia.

Influence of overnight orthokeratology on axial elongation in childhood myopia60

Studio prospettivo di due anni su 105 soggetti di cui 45 trattati con ortoK e 60 con occhiali per confrontare l’influenza dell’ortocheratologia sull’allungamento assiale. Dopo i due anni, nel primo gruppo è stato riscontrato un allungamento di 0,39 mm ± 0,27mm (p<0,001) mentre nel gruppo trattato con gli occhiali l’aumento è stato maggiore: 0,61 mm ± 0,24 mm (p<0,001). Anche in questo caso l’ortocheratologia ha rallentato la progressione miopica.

Stabilization of Myopia by Accelerated Reshaping Technique (SMART) study61

Questo studio americano della durata di 5 anni e tutt’ora in corso è il più grande studio clinico fino ad ora realizzato sull’efficacia del trattamento ortocheratologico nel blocco della progressione miopica. Sono stati coinvolti più di 150 bambini di età compresa tra gli 8 e i 14 anni. Dopo 3 anni il gruppo corretto con ortoK ha manifestato un aumento della miopia di 0,17 D mentre il gruppo corretto con lenti a contatto morbide convenzionali ha subito un aumento medio della miopia di 1,01 D. In questo caso la riduzione della progressione miopica risulta essere dell’85 %.

Retardation of myopia in Orthokeratology (ROMIO)62

Studio randomizzato di due anni che ha coinvolto 35 bambini di età compresa tra i 6 ed i 10 anni. Dopo i primi 6 mesi dello studio, l’allungamento assiale medio del gruppo di bambini trattati con l’ortocheratologia è stato di 0,15 mm (p<0,001) mentre quello del gruppo corretto con occhiali è stato di 0,24 mm (p<0,001).

Tutti questi studi dimostrano che l’ortocheratologia è in grado di ridurre la progressione della miopia dell’85-93,5% e di rallentare l’allungamento assiale del bulbo oculare.48

Studi effettuati su gemelli hanno dimostrato che, oltre ai fattori genetici, anche i fattori ambientali giocano un ruolo importante nello sviluppo della miopia51; inoltre, sappiamo che la crescita oculare e lo sviluppo dello stato refrattivo dell’occhio sono regolati da meccanismi di feedback visivi. Le ultime ricerche ci permettono di affermare che siano proprio l’errore ottico o defocus periferico a regolare lo stato refrattivo centrale.52 Nell’immagine in alto è possibile notare l’appiattimento corneale centrale che permette al soggetto di avere una visione centrale nitida e l’incurvamento semi-periferico: aumento della curvatura tra i 5 e i 7 mm dal centro della cornea che produce il defocus periferico miopico utile per il controllo dell’allungamento assiale e quindi della progressione della miopia. Di conseguenza, il pattern di risultati derivanti dagli studi sul controllo della miopia supportano l’ipotesi che le tecniche di trattamento che tengono conto della condizione refrattiva periferica hanno più successo di quelle che, al contrario, la ignorano.53

In un recente studio Pauline Kang e altri hanno valutato i cambiamenti nella refrazione periferica e nella topografia corneale durante le prime due settimane di trattamento ortocheratologico. Dai risultati è emerso che il cambiamento maggiore a livello refrattivo e del potere corneale lungo il meridiano orizzontale avviene durante la prima notte di trattamento.45

In un altro studio, la stessa autrice ha valutato se la variazione di due parametri delle lenti per ortocheratologia (diametro della zona ottica e punto di appoggio della curva periferica) produca a sua volta variazioni sulla refrazione periferica, sulla topografia corneale e sulle aberrazioni. Dai risultati ottenuti, aumentare il diametro della zona ottica, o cambiare il punto di appoggio della curva periferica sulla cornea, non è stato sufficiente per variare in maniera significativa la refrazione periferica o i valori topografici; tuttavia, i parametri modificati sono stati solo due tra tutti quelli possibili. Studi futuri ne potrebbero analizzare altri o considerare lenti con design diversi capaci di variare la refrazione periferica e il profilo aberrometrico della cornea.54

In conclusione, anche se il ruolo del defocus periferico ipermetropico nella genesi della miopia non è del tutto chiaro, i risultati dei laboratori di ricerca sugli animali e degli studi clinici condotti sull’uomo sono chiari: indurre un defocus periferico miopico può rallentare la progressione della miopia.53

Bibliografia

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